gen 292011
 

 

Ai Direttori generali degli Uffici scolastici regionali

OGGETTO: ccni 15 dicembre 2010 – ripartizione economie personale ATA (articolo 2, c. 7, seq.

contr.le 25 luglio 2008) – rilevazione personale non avente titolo-

Il 15 dicembre 2010 è stato sottoscritto il contratto integrativo di cui in oggetto, mediante il quale sono stati definiti i criteri per la ripartizione delle economie di cui all’articolo 2 della sequenza contrattuale 25 luglio 2008, concernente la rivalutazione del valore economico delle posizioni economiche e l’assegnazione di nuove posizioni economiche nell’area contrattuale “B”.

Il personale beneficiario dell’importo una tantum di 180,08 euro (lordo dipendente, procapite), è il personale ATA in servizio nell’anno scolastico 2008/2009, con contratto di lavoro a tempo indeterminato nonché il personale non di ruolo con contratto di lavoro di durata annuale ovvero sino al termine dell’attività didattica. Il personale con contratto di lavoro a tempo determinato ha titolo a percepire il predetto emolumento purchè il rapporto di lavoro non sia stato risolto anticipatamente.

Il contratto in argomento ha ottenuto la prescritta certificazione sulla compatibilità economico-finanziaria a condizione che la corresponsione dell’una tantum sia subordinata alla verifica dell’effettivo svolgimento delle funzioni, opportunamente certificato dai Dirigenti scolastici.

Ciò premesso, si pregano le SS.LL. di invitare i Dirigenti scolastici a trasmettere, nel periodo intercorrente dal 1° all’8 febbraio p.v., utilizzando le apposite funzioni che saranno rese disponibili al SIDI e con le modalità indicate nella pertinente pagina relativa alle ISTRUZIONI PER LA COMPILAZIONE, l’indicazione dei nominativi del personale di ruolo che nel sopraccitato anno scolastico 2008/2009, pur essendo incardinato nella istituzione scolastica, non ha prestato effettivo servizio per l’intero anno scolastico.

Come”effettivo servizio prestato nella scuola” deve intendersi anche quello svolto dal personale in posizione di status equiparata, a tutti gli effetti, al servizio prestato nel ruolo di appartenenza.

Per il personale oggetto di provvedimenti aventi effetto limitato all’anno scolastico (utilizzazione e assegnazione provvisoria) che non abbia prestato servizio in alcuna istituzione scolastica, la comunicazione della esclusione dal beneficio deve essere comunque effettuata dalla scuola di titolarità.

Per quel che concerne il personale con contratto di lavoro di durata annuale ovvero sino al termine delle lezioni, deve essere segnalato, come innanzi indicato, il personale che abbia (o per il quale sia stato) anticipatamente risolto il rapporto di lavoro. Il medesimo, infatti, ai sensi dell’articolo 3, comma 2, del citato Contratto, non matura il diritto a percepire l’una tantum.

Qualora l’istituzione scolastica non debba comunicare alcun nominativo, procederà in ogni caso alla segnalazione negativa, utilizzando l’apposita funzione “Nessuna rilevazione da effettuare”.

A conclusione della rilevazione, l’una tantum sarà corrisposta mediante i ruoli di spesa fissa. In merito, si sottolinea l’esigenza del rispetto dei tempi indicati, anche per la segnalazione negativa, poiché il mancato riscontro da parte dell’istituzione scolastica comporta l’impossibilità, da parte di questo Ministero, di formulare, congiuntamente al MEF, l’elencazione degli aventi titolo.

Si prega, inoltre, di evidenziare ai Dirigenti scolastici che la trasmissione dei dati in argomento, ivi compresi quelli delle sedi accorpate a seguito di dimensionamento ex DPR 233/88, avviene sotto loro responsabilità, in quanto assorbente della certificazione richiesta dalla Funzione pubblica, quale requisito necessario per la corresponsione dell’emolumento in questione. In proposito i medesimi Dirigenti avranno cura di disporre la conservazione agli atti della stampa della scheda di trasmissione, debitamente firmata.

Le istituzioni scolastiche possono contattare per eventuali problematiche il numero verde disponibile all’help-desk.

Si ringrazia.

IL DIRETTORE GENERALE

f.to Luciano Chiappetta

gen 282011
 

 

Prof. Centorrino Mario
Assessore Regionale                                                   
Istruzione e Formazione Professionale

PALERMO

Oggetto: richiesta incontro.

Questa Organizzazione Sindacale,  considerato l’impegno della S.V. a garantire le Borse di studio nelle Istituzioni Educative della Regione Sicilia per l’anno 2011/2012, prende atto della tempestività dimostrata nel trovare soluzioni di garanzia per gli studenti, e, contemporaneamente però pone all’attenzione della S.V. l’irrisolto problema relativo agli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011.

In ragione di ciò le famiglie degli studenti risulterebbero esposte con conseguenti difficoltà di natura economica che fino a questo momento sono state, evidentemente, valutate dalle Istituzioni Educative evitando l’interruzione della frequenza degli alunni.

Riteniamo che la tempestività dell’intervento per il 2011/2012 possa consentire una più approfondita analisi del problema al fine di recuperare le criticità relative agli anni passati.

A tal fine, chiediamo un urgente incontro, coinvolgendo, se ritenuto opportuno, le Istituzioni educative e le famiglie, per affrontare nel complesso l’intera problematica e tracciare un percorso che possa ripristinare i contributi da erogare a carico della Regione in favore delle famiglie degli studenti per gli anni non ancora coperti dal finanziamento.

Ciò rappresenterebbe un primo passo da percorrere in questo momento di particolare impegno che vede il Governo Regionale apprestarsi a varare quel ddl sul diritto allo studio di cui questa Regione ha da tempo necessità.

In attesa di riscontro, distinti saluti.

Il Reggente CISL Scuola Sicilia     
Angelo Prizzi

gen 262011
 

Esprimendo questa nostra convinzione, siamo solidali con la denuncia che l’Educandato Maria Adelaide promuove attraverso il proprio Dirigente Scolastico, affinché chi ha il dovere di garantire quelle pari opportunità promesse alla comunità di questa Regione, possa realmente mettere in campo una “politica” che guarda con attenzione e senso di responsabilità al “futuro”  dei nostri giovani.
Questo sarebbe un primo passo, dei tanti necessari, affinché i diritti dei nostri ragazzi possano realmente trovare “cittadinanza” all’interno di “significati” troppo spesso dichiarati e non praticati: “diritto allo studio”, “pari opportunità”, “equità”, “giustizia”.
Ci sentiamo impegnati come Cisl Scuola e Cisl a promuovere le necessarie interlocuzioni affinché questo momento di rinnovata progettualità, che vede il Governo regionale misurarsi sull’approvazione di un testo di legge sul “diritto allo studio”, possa essere da stimolo per guardare all’intero sistema dell’Istruzione e della Formazione Professionale come quel “bene comune” che và ricercato in ogni azione di governo.

Il Segretario Generale
Vito Cudia

gen 252011
 

Martedì 01/02/2011 – Partinico

Giovedì 03/02/2011 – Termini Imerese

Lunedì 07/02/2011 – Palermo 1

Martedì 08/02/2011 – Palermo 2

Mercoledì 09/02/2011 – Palermo 3

L’orario degli incontri: 8,30 – 13.30

Nei prossimi giorni saranno inviate le convocazioni, con la relativa distribuzione dei corsisti ne diversi gruppi, e i relativi permessi sindacali. Si raccomanda la massima puntualità.

L’incontro prevede una sezione formativa (prima parte della mattinata) e una sezione informativa (seconda parte della mattinata).  Considerata la struttura del corso la conferma di iscrizione al corso ed il conseguente inserimento nei gruppi di lavoro sarà formalizzata con la partecipazione al primo incontro.

Il percorso formativo è articolato in 5 Modulu che si svolgeranno nei mesi di: Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio e Settembre.

Per comunicazioni relative al corso contattare la segreteria organizzativa all’indirizzo mail rsu@cislscuolapalermo.it

gen 242011
 

Proprio nel momento in cui quell’accordo sta producendo i suoi effetti, con l’avvenuto pagamento degli scatti nelle buste paga di gennaio; proprio nel momento in cui si rende evidente che il primo dei tre anni di blocco è stato recuperato (così come dovrà avvenire per gli anni successivi, secondo quanto prevede il decreto interministeriale da poco firmato in attuazione delle intese), si registra l’uscita intempestiva e inesatta del responsabile scuola del Pd, Francesca Puglisi.

Non è la prima volta, purtroppo, che le succede di prendere di mira i risultati di un’azione sindacale utile per i lavoratori della scuola. Per ragioni che ci sfuggono, sembra quasi irritata del fatto che il sindacato abbia trovato, utilizzando gli strumenti propri della sua azione, soluzioni al delicato problema del blocco degli scatti deciso con il decreto-legge 78/2010.

Che doveva fare il sindacato, attendere fiducioso che qualcuno vincesse la battaglia parlamentare in sede di conversione in legge? E non essendo stata vinta, attendere – sempre fiducioso – l’avvento di una nuova maggioranza e di un nuovo Governo?

In attesa che la politica trovi rimedi migliori dei nostri, di cui saremo ben lieti, invitiamo l’on. Puglisi a rispettare il nostro lavoro; la invitiamo, prima di tutto, a basarsi su una corretta conoscenza di fatti e circostanze che risultano invece trattati con grande superficialità, suscitando ingiustificati allarmismi.

A chi dichiara che dalle buste paga di gennaio risulterebbe che sono “cancellati tre anni di servizio” e che c’è “un buco nella carriera degli insegnanti che non verrà più recuperato”, vogliamo intanto ricordare ancora una volta che:

* a gennaio, così come era già avvenuto nei mesi precedenti, gli scatti sono stati regolarmente attribuiti a chi li aveva maturati (anche se il 2010 rientrava negli anni “sterilizzati” dalla manovra);

* i tre anni di blocco sono diventati due, come dimostra proprio il tanto discusso allungamento delle scadenze, che senza il nostro accordo sarebbe stato, infatti, di tre anni;

* nel decreto l’art. 4 finalizza le risorse per riconoscere l’anzianità di servizio e il relativo scatto anche per gli anni successivi. L’erogazione e il riconoscimento giuridico avverranno anno per anno, previa certificazione delle risorse, così come avvenuto per l’anno 2010.

L’intesa, dunque, nonostante i suoi detrattori (le cui critiche non di rado tendono a configurarsi come incauti “suggerimenti al nemico”), fin qui ha funzionato. Chi l’ha sottoscritta, ha le carte in regola, e certamente qualche ragione in più degli altri, per rivendicarne anche in seguito una puntuale e rigorosa attuazione.

Speriamo che chi la contesta si limiti a criticarla e non si metta a remare contro.

Roma, 24 gennaio 2011

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

Massimo Di Menna, Segretario Generale UIL Scuola

Marco Paolo Nigi, Segretario Generale SNALS Confsal

gen 242011
 

L’edilizia scolastica, in molte parti del Paese, continua ad essere un problema molto serio, che chiama in causa oltre a quella dello Stato anche le responsabilità degli Enti Locali, dato che gli edifici scolatici, dalla loro costruzione alla loro manutenzione, rientrano nelle loro competenze.
Una cosa è certa: la scuola ha davvero bisogno che i diversi soggetti che concorrono a determinare le condizioni in cui si svolge il servizio scolastico (lo Stato per gli organici, le Regioni per la programmazione della rete scolastica, i Comuni e le Province per quanto riguarda edilizia, e servizi di supporto, come trasporti e mense) lo facciano in un’ottica di più stretta e leale collaborazione, ma soprattutto in una logica di integrazione delle risorse, finalizzata a utilizzarle con più efficacia e maggior efficienza”.

Roma, 22 gennaio 2011

gen 242011
 

Sono stati, inoltre, consegnati i prospetti relativi alla confluenza delle attuali classi di concorso negli insegnamenti del secondo anno di corso degli istituti di secondo grado. Come prevedibile, data l’incompatibilità dei tempi di gestione degli organici con il ritardo di emanazione del regolamento, anche per il prossimo anno si manterranno le attuali titolarità e il regime transitorio di confluenza.

La documentazione consegnata è da considerarsi non definitiva e pertanto sarà oggetto di ulteriori approfondimenti.

L’informativa è stata aggiornata al prossimo 2 febbraio.

 

gen 222011
 

 

Come si potrà finalmente verificare “al di là di ogni ragionevole (o strumentale) dubbio”, con lo stipendio di gennaio vengono messi regolarmente in pagamento gli scatti maturati alla data del 31 dicembre 2010, come già era avvenuto per quelli erogati nei mesi precedenti, anch’essi in parte maturati nel corso di un anno la cui efficacia ai fini del conseguimento del diritto alle progressioni di carriera era venuta meno per effetto di quanto disposto dalla “manovra” sull’emergenza economico finanziaria del giugno scorso (DL 78/2010), che aveva in tal senso “sterilizzato” il triennio 2010, 2011, 2012.
Col decreto interministeriale 14 gennaio 2011, n. 3, attuativo di un’intesa fortemente voluta dalla CISL Scuola, si comincia col recuperare la piena validità dell’anno 2010 “ai fini della maturazione delle posizioni di carriera e stipendiali e dei relativi incrementi economici”, riducendo quindi da tre a due gli anni “sterilizzati” dal citato dl 78. Si dovrà ora fare la stessa operazione anche per gli anni successivi, come espressamente indicato nel decreto all’art. 4; ciò in quanto il recupero avviene utilizzando le economie realizzate anno per anno, che devono essere opportunamente certificate prima di poterne disporre l’uso.
Di tale modalità la CISL Scuola ha sempre dato conto con estrema chiarezza e senza alcuna reticenza, spiegando perché non era possibile ottenere in modo diverso un risultato che si è costretti a conseguire necessariamente per gradi. Non è tuttavia una “scommessa al buio”, dato che si fa riferimento a previsioni ampiamente attendibili, perché legate in gran parte a interventi sugli organici nel frattempo già realizzati. E’ chiaro che la progressiva attuazione dell’intesa su cui è costruito il decreto interministeriale 3/2011 costituisce fin d’ora un obiettivo prioritario nell’agenda dei nostri impegni.
Un’attenzione particolare va posta sulle variazioni che, da questo mese, si riscontreranno nei cedolini laddove essi riportano la scadenza che segna il passaggio alla successiva posizione stipendiale. Tale scadenza, qualora non fosse intervenuta alcuna intesa col Governo, si sarebbe “allungata” di tre anni: l’incremento, invece, è di due anni (chi ad esempio a dicembre aveva come propria scadenza il mese di dicembre 2015, troverà che la stessa è ora diventata dicembre 2017). Nel momento in cui, dando applicazione all’art. 4 del decreto, si recupererà la validità – ai fini della progressione di carriera – anche dell’anno 2011, si renderà necessario correggere nuovamente l’indicazione delle scadenze, riducendole di un  anno; recuperato il 2012, si ripristineranno per tutti le scadenze originarie.
Un problema che si potrebbe porre, e di cui la CISL Scuola ha piena consapevolezza, è quello degli scatti che maturano in corso d’anno e che potrebbero non essere erogati alla scadenza prevista, qualora non sia ancora avvenuta la certificazione delle risorse disponibili.
E’ impegno della Segreteria Nazionale della CISL Scuola attivarsi per verificare la possibilità di ottenere comunque il loro pagamento alle scadenze previste, considerato anche il fatto che la situazione dovrebbe riguardare un numero non eccessivamente elevato di casi. La formulazione del decreto interministeriale consente di prevederne comunque il pieno recupero, nell’eventualità che lo scatto avvenga in data successiva, con riconoscimento degli arretrati dovuti e della sua efficacia anche ai fini del calcolo del trattamento previdenziale, per chi fosse nel frattempo cessato dal servizio.

gen 222011
 

La necessità di procedere in questo modo era chiara da subito, talmente chiara da farci chiedere – e ottenere – che la “chiave” per risolvere il problema fosse inserita esplicitamente nel decreto: non a caso l’art. 4 già prefigura le modalità da seguire per recuperare gli scatti anche negli anni successivi al 2010.

Chi ha lavorato con impegno e fatica per costruire le intese queste cose le sa; la preoccupata denuncia di altri assomiglia ad una “scoperta dell’acqua calda”, di cui fatichiamo a comprendere il senso e l’utilità.

Roma, 20 gennaio 2011

gen 212011
 

 

 

La nota ricalca sostanzialmente quella dello scorso anno con la differenza che la scelta delle sedi scolastiche (modello G) avverrà tramite le istanze on line attraverso una apposita applicazione web.

Si raccomanda di effettuare per tempo, a chi non l’avesse già fatto, la registrazione alle istanze on line per poter produrre il modello “G” (scelta delle 30 scuole).

La nota integrale del Ministero al seguente link:

 

         

 

gen 102011
 

Nella giornata di oggi il ministro Tremonti ha firmato il decreto interministeriale per il recupero degli scatti di anzianità.
In allegato al presente messaggio, l’odierna “dichiarazione stampa” di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola.

vai al

gen 102011
 

E’ stata emanata in data 30 dicembre 2010, la Circolare Ministeriale 101, contenente le disposizioni per le iscrizioni degli alunni alle scuole di ogni ordine e grado per l’a.s. 2011/12. La data di scadenza per le iscrizioni è fissato al 12 febbraio 2011.

gen 102011
 

per la realizzazione di organici raccordi tra i percorsi degli istituti professionali di cui al DPR n. 89 del 15/03/2010 e i percorsi di istruzione e formazione professionale.
Le Linee Guida, emanate, contengono indicazioni e criteri riguardanti la realizzazione di forme di organizzazione territoriali dell’offerta del secondo ciclo di istruzione e formazione, in base

alle domande dei giovani e delle loro famiglie, attraverso raccordi tra l’istruzione secondaria superiore e l’istruzione e formazione professionale con attenti riferimenti ai bisogni del mondo del

lavoro. Tali raccordi sono finalizzati anche a prevenire e contrastare la dispersione scolastica formativa, a facilitare i passaggi tra i sistemi formativi ed il riconoscimento dei crediti e dei

titoli, nonché ad offrire ai giovani in possesso di diploma professionale di tecnico, la possibilità di accedere all’università, alla AFAM e agli Istituti tecnici superiori.
A tal fine gli Istituti Professionali (di seguito indicati I.P.) possono svolgere in regime di sussidiarietà un ruolo integrativo e complementare (laddove per carattere integrativo si intendano

percorsi scolastici integrati con i moduli di formazione professionale e carattere complementare sia inteso come riconoscimento degli I.P. come agenzie formative accreditate per il rilascio di

qualifiche triennali e diplomi quadriennali), nel rispetto delle competenze esclusive delle Regioni nell’ambito delle programmazioni dell’offerta formativa regionale e dei livelli essenziali dei

percorsi, della loro articolazione e degli orari minimi annuali di cui agli artt. 17 e 18 del D.L.vo 226/2005.

- Tipologia A: Offerta sussidiaria integrativa
Gli studenti iscritti ai percorsi quinquennali degli I.P. possono conseguire, al termine del terzo anno anche titoli di qualifica professionale di cui all’Accordo in Conferenza Unificata Stato-

Regioni del 24 aprile 2010.
A tal fine gli I.P. utilizzano le quote di autonomia e flessibilità di cui all’art. 5 del DPR n. 87/2010 in particolare per:
-    la personalizzazione dei percorsi,
-    la caratterizzazione dell’offerta sul territorio con particolare attenzione alle esigenze formative del mondo del lavoro,
-    l’arricchimento dei percorsi dell’istruzione professionale in rapporto all’ordinamento regionale.
Gli I.P. determinano, altresì, l’utilizzo qualitativo dell’organico in relazione ai profili formativi e professionali, sempre nei limiti delle risorse disponibili.
Specifici interventi saranno a carico delle Regioni

- Tipologia B: Offerta sussidiaria complementare
Gli studenti possono conseguire i titoli di qualifica e Diploma professionale presso gli I.P.
A tal fine saranno attivate classi che assumono standard formativi e la regolamentazione dell’ordinamento dei processi di Istruzione e Formazione Professionale (di seguito indicata IeFP) di cui al

Capo III del D.L.vo 226/2005 sempre ad invarianza di spesa.

Pertanto gli I.P. non potranno più svolgere la funzione surrogatoria, prevista invece per quest’anno scolastico 2010/2011 e a conclusione dei percorsi già attuati gli I.P. rilasceranno i titoli di

qualifica del previgente ordinamento, correlati ai titoli di istruzione e formazione professionale di cui all’Accordo siglato in Conferenza Stato-Regioni in data 29 aprile 2010.

Per entrambe le tipologie saranno indispensabili specifici accordi territoriali e procedure operative da concordare tra Ufficio Scolastico Regionale e competenti Assessorati delle Regioni, da

effettuarsi in tempi brevissimi per consentire ai giovani e alle famiglie le necessarie informazioni ai fini dell’iscrizione alle classi prime per l’anno scolastico 2011/2012, (scadenza 12 febbraio

2011).
La realizzazione dell’offerta sussidiaria da parte degli I.P. avviene nel limite del numero di classi e della dotazione organica complessiva del personale statale, definito dalla normativa vigente

e dal piano programmatico di cui all’art. 64 comma 4 della legge n. 133/08 e dei conseguenti Regolamenti attuativi. In conseguenza dell’attivazione dell’offerta sussidiaria dei percorsi di IeFP la

dotazione organica complessiva non potrà essere incrementata.
L’organico assegnato alle classi di IeFP non può essere maggiore di quello attribuito per ogni classe di Istruzione Professionale. Nel caso di percorsi realizzati con le istituzioni formative

accreditate dalle Regioni, l’organico assegnato corrisponde alle ore di formazione effettivamente erogate dall’istituzione scolastica.
L’organico assegnato agli I.P. per le classi ad ordinamento IeFP non è separato.
Gli esami conclusivi dei percorsi di cui le tipologie A e B si svolgono sulla base della specifica disciplina di ciascuna Regione con riferimento l’art. 20 del DL.vo 226/2005 sui livelli essenziali

della valutazione e certificazione delle competenze.
I percorsi di IeFP erogati dagli I.P. sono oggetto di monitoraggio e valutazione da parte del MIUR, del MLPS e delle Regioni che possono avvalersi della collaborazione dell’INVALSI, dell’Agenzia

Nazionale dello Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ANSAS) e dell’Istituto dello Sviluppo della Formazione Professionale dei lavoratori .  

L’erogazione dell’offerta sussidiaria non comporta oneri aggiuntivi per lo Stato; eventuali altri oneri sono a carico delle Regioni.
“Le risorse previste dalla vigente normativa e dal CCNL per il fondo di istituto e per ogni altra attività del personale docente avente carattere strumentale o di supporto, necessaria

all’erogazione del servizio scolastico ed eccedenti le ore di insegnamento, sono attribuite agli istituti professionali anche per le classi ove si realizza l’offerta sussidiaria di IeFP, secondo

gli stessi parametri delle classi ad ordinamento statale”.

gen 102011
 

Impegni che devono concretizzarsi quanto prima nella pubblicazione definitiva del decreto, operante su risorse formalmente certificate e già trasmesso al Ministro dell’Economia e delle Finanze dal Ministro dell’Istruzione, che lo ha firmato nello scorso mese di dicembre.
La pubblicazione del decreto, probabilmente rallentata anche per la concomitanza delle festività natalizie, deve comunque avvenire in tempi rapidi, anche per fugare gli allarmismi suscitati dalla recente nota tecnica del Service Personale Tesoro del MEF, nota che per la verità conferma implicitamente la regolare attivazione degli scatti da inserire in busta paga nel mese di gennaio 2011.
La CISL Scuola sta seguendo in questi giorni – con impegno continuo e costante, insieme alla Confederazione – il percorso del provvedimento, di cui rivendica e sollecita una rapida e positiva conclusione, coerentemente alle intese raggiunte.
Con lo stesso impegno la CISL Scuola incalzerà l’Amministrazione perché si dia puntualmente seguito, con le modalità concordate e riportate nel testo dell’emanando decreto, al successivo previsto recupero – ai fini della maturazione delle progressioni stipendiali – anche degli anni 2011 e 2012.

gen 032011
 

CISL SCUOLA SICILIA

Nel quadro delle iniziative a sostegno dei Dirigenti Scolastici siciliani beneficiari della Legge 202/2010, la CISL Scuola Sicilia organizza un

 

INCONTRO DI STUDIO

destinato ai Dirigenti Scolastici in servizio (candidati della 1° tipologia) per il giorno

17 GENNAIO 2011, ORE 9,30

presso la S.M.S. “Nino Savarese” di Enna Bassa (Via Civiltà del Lavoro, 4).


Obiettivo dell’incontro di studio è quello di analizzare la tipologia di prova che devono sostenere i candidati e presentare un modello strutturato per l’assolvimento della stessa.

Interverranno all’incontro:

– Dionisio Bonomo, Segretario Nazionale CISL Scuola,
– Mario Guglietti, Vice-Presidente Nazionale del CNPI,
– Angelo Prizzi, Reggente CISL Scuola Sicilia,
– Ninni Bonacasa, Consulente Area V CISL Scuola Sicilia.

La riunione operativa si concluderà entro le ore 13,30.


Il Reggente
Angelo Prizzi

gen 032011
 

Incontrando di recente, per gli auguri natalizi, i rappresentanti del Parlamento e del governo, delle istituzioni e dei corpi dello Stato, ho espresso la mia preoccupazione per il malessere diffuso tra i giovani e per un distacco ormai allarmante tra la politica, tra le stesse istituzioni democratiche e la società, le forze sociali, in modo particolare le giovani generazioni. Ma non intendo tornare questa sera su tutti i temi di quell’incontro. Ribadisco solo l’esigenza di uno spirito di condivisione – da parte delle forze politiche e sociali – delle sfide che l’Italia è chiamata ad affrontare; e l’esigenza di un salto di qualità della politica, essendone in giuoco la dignità, la moralità, la capacità di offrire un riferimento e una guida.

Ma a questo riguardo voi che mi ascoltate non siete semplici spettatori, perché la politica siete anche voi, in quanto potete animarla e rinnovarla con le vostre sollecitazioni e i vostri comportamenti, partendo dalle situazioni che concretamente vivete, dai problemi che vi premono.

Siamo stati anche nel corso di quest’anno 2010 dominati dalle condizioni di persistente crisi e incertezza dell’economia e del tessuto sociale, e ormai da qualche tempo si è diffusa l’ansia del non poterci più aspettare – nella parte del mondo in cui viviamo – un ulteriore avanzamento e progresso di generazione in generazione come nel passato.

Ma non possiamo farci paralizzare da quest’ansia : non potete farvene paralizzare voi giovani. Dobbiamo saper guardare in positivo al mondo com’è cambiato, e all’impegno, allo sforzo che ci richiede. Che esso richiede specificamente e in modo più pressante a noi italiani, ma non solo a noi: all’Europa, agli Stati Uniti. Se il sogno di un continuo progredire nel benessere, ai ritmi e nei modi del passato, è per noi occidentali non più perseguibile, ciò non significa che si debba rinunciare al desiderio e alla speranza di nuovi e più degni traguardi da raggiungere nel mondo segnato dalla globalizzazione.

E innanzitutto è conquista anche nostra, è conquista della nostra comune umanità il rinascere di antiche civiltà, il travolgente sviluppo di economie emergenti, in Asia, in America Latina, in altre regioni – anche in Africa ci si è messi in cammino – rimaste a lungo ai margini della modernizzazione. E’ conquista della nostra comune umanità il sollevarsi dall’arretratezza, dalla povertà, dalla fame di centinaia di milioni di uomini e donne nel primo decennio di questo nuovo millennio. Paesi e popoli con i quali condividere lo slancio verso un mondo globale più giusto, più comprensivo dell’apporto di tutti, più riconciliato nella pace e in uno sviluppo davvero sostenibile.

E’ in effetti possibile un impegno comune senza precedenti per fronteggiare le sfide e cogliere le opportunità di questo grande tornante storico. Siamo tutti chiamati a far fronte ancora alla sfida della pace, sempre messa a dura prova da persistenti e ricorrenti conflitti e da cieche trame terroristiche: della pace e della sicurezza collettiva, che esigono tra l’altro una nuova assunzione di responsabilità nella Comunità Internazionale da parte delle grandi potenze emergenti. Siamo chiamati a cogliere le opportunità di un processo di globalizzazione tuttora ambiguo nelle sue ricadute sul terreno dei diritti democratici e delle diversità culturali, ed estremamente impegnativo per continenti e paesi – l’Europa, l’Italia – che tendono a perdere terreno nell’intensità e qualità dello sviluppo.

Ecco, da questo scenario non possono prescindere i giovani nel porsi domande sul futuro. Non possono porsele senza associare strettamente il discorso sull’Italia e quello sull’Europa, senza ragionare da italiani e da europei. Molto dipenderà infatti per noi dalla capacità dell’Europa di agire davvero come Unione: Unione di Stati e di popoli, ricca della sua pluralità, e forte di istituzioni che sempre meglio le consentano di agire all’unisono, di integrarsi più decisamente. Solo così si potrà non solo superare l’attacco all’Euro e una insidiosa crisi finanziaria nell’Eurozona, ma aprire una nuova prospettiva di sviluppo dell’economia e dell’occupazione nel nostro continente, ed evitare il rischio della sua irrilevanza o marginalità in un mondo globale che cresca lontano da noi. Sono convinto che questa sia una verità destinata a farsi strada anche in quei paesi europei in cui può serpeggiare l’illusione del fare da soli, l’illusione dell’autosufficienza.

Pensare con positivo realismo in termini europei equivale a non illuderci, in Italia, di poter sfuggire agli imperativi sia della sostenibilità della finanza pubblica sia della produttività e competitività dell’economia e più in generale del sistema-paese. D’altronde, sono convinto che quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali, di opportunità cui accedere nell’eguaglianza dei punti di partenza secondo lo spirito della nostra Costituzione.

Nelle condizioni dell’Europa e del mondo di oggi e di domani, non si danno certezze e nemmeno prospettive tranquillizzanti per le nuove generazioni se vacilla la nostra capacità individuale e collettiva di superare le prove che già ci incalzano. Tanto meno, ho detto, si può aspirare a certezze che siano garantite dallo Stato a prezzo del trascinarsi o dell’aggravarsi di un abnorme debito pubblico. Quel peso non possiamo lasciarlo sulle spalle delle generazioni future senza macchiarci di una vera e propria colpa storica e morale.

Trovare la via per abbattere il debito pubblico accumulato nei decenni; e quindi sottoporre alla più severa rassegna i capitoli della spesa pubblica corrente, rendere operante per tutti il dovere del pagamento delle imposte, a qualunque livello le si voglia assestare. Questo dovrebbe essere l’oggetto di un confronto serio, costruttivo, responsabile, tra le forze politiche e sociali, fuori dall’abituale frastuono e da ogni calcolo tattico.

Ma affrontare il problema della riduzione del debito pubblico e della spesa corrente, così come mettere mano a una profonda riforma fiscale, vuol dire compiere scelte significative anche se difficili. Si debbono o no, ad esempio, fare salve risorse adeguate, a partire dai prossimi anni, per la cultura, per la ricerca e la formazione, per l’Università? Che questa scelta sia da fare, lo ha detto il Senato accogliendo espliciti ordini del giorno in tal senso prima di approvare la legge di riforma universitaria. Una legge il cui processo attuativo – colgo l’occasione per dirlo a coloro che l’hanno contestata – consentirà ulteriori confronti in vista di più condivise soluzioni specifiche, e potrà essere integrato da nuove decisioni come quelle auspicate dallo stesso Senato.

Occorre in generale individuare priorità che siano riferibili a quella strategia di più sostenuta crescita economico-sociale che per l’Italia è divenuta – dopo un decennio di crescita bassa e squilibrata – condizione tassativa per combattere il rischio del declino anche all’interno dell’Unione Europea. Vorrei fosse chiaro che sto ragionando sul da farsi nei prossimi anni ; giudizi sulle politiche di governo non competono al Capo dello Stato, ma appartengono alle sedi istituzionali di confronto tra maggioranza e opposizione, in primo luogo al Parlamento. E vorrei fosse chiaro che parlo di una strategia, e parlo di priorità, da far valere non solo attraverso l’azione diretta dello Stato e di tutti i poteri pubblici, ma anche attraverso la sollecitazione di comportamenti corrispondenti da parte dei soggetti privati.

Abbiamo, così, bisogno non solo di più investimenti pubblici nella ricerca, ma di una crescente disponibilità delle imprese a investire nella ricerca e nell’innovazione. Passa anche di qui l’indispensabile elevamento della produttività del lavoro: tema, oggi, di un difficile confronto – che mi auguro evolva in modo costruttivo – in materia di relazioni industriali e organizzazione del lavoro. Reggere la competizione in Europa e nel mondo, accrescere la competitività del sistema-paese, comporta per l’Italia il superamento di molti ritardi, di evidenti fragilità, comporta lo scioglimento di molti nodi, riconducibili a riforme finora mancate.

E richiede coraggio politico e sociale, per liberarci di vecchie e nuove rendite di posizione, così come per riconoscere e affrontare il fenomeno di disuguaglianze e acuti disagi sociali che hanno sempre più accompagnato la bassa crescita economica almeno nell’ultimo decennio. Disuguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza. Impoverimento di ceti operai e di ceti medi, specie nelle famiglie con più figli e un solo reddito. E ripresa della disoccupazione, sotto l’urto della crisi globale scoppiata nel 2008.

Gli ultimi dati ci dicono che le persone in cerca di occupazione sono tornate a superare i due milioni, di cui quasi uno nel Mezzogiorno; e che il tasso di disoccupazione nella fascia di età tra i 15 anni e i 24 – ecco di nuovo il discorso sui giovani, nel suo aspetto più drammatico – ha raggiunto il 24,7 per cento nel paese, il 35,2 nel Mezzogiorno e ancor più tra le giovani donne. Sono dati che debbono diventare l’assillo comune della Nazione. Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia: ed è in scacco la democrazia.

Proprio perché non solo speriamo, ma crediamo nell’Italia, e vogliamo che ci credano le nuove generazioni, non possiamo consentirci il lusso di discorsi rassicuranti, di rappresentazioni convenzionali del nostro lieto vivere collettivo.

C’è troppa difficoltà di vita quotidiana in diverse sfere sociali, troppo malessere tra i giovani. Abbiamo bisogno di non nasconderci nessuno dei problemi e delle dure prove da affrontare : proprio per poter suscitare un vasto moto di energie e di volontà, capace di mettere a frutto tradizioni, risorse e potenzialità di cui siamo ricchi. Quelle che abbiamo accumulato nella nostra storia di centocinquant’anni di Italia unita. Celebrare quell’anniversario, come abbiamo cominciato a fare e ancor più faremo nel 2011, non è perciò un rito retorico.

Non possiamo come Nazione pensare il futuro senza memoria e coscienza del passato. Ci serve, ci aiuta, ripercorrere nelle sue asprezze e contraddizioni il cammino che ci portò nel 1861 a diventare Stato nazionale unitario, ed egualmente il cammino che abbiamo successivamente battuto, anche fra tragedie sanguinose ed eventi altamente drammatici. Vogliamo e possiamo recuperare innanzitutto la generosità e la grandezza del moto unitario : e penso in particolare a una sua componente decisiva, quella dei volontari. Quanti furono i giovani e giovanissimi combattenti ed eroi che risposero, anche sacrificando la vita, a quegli appelli per la libertà e l’Unità dell’Italia! Dovremmo forse tacerne, e rinunciare a trarne ispirazione?

Ma quello resta un patrimonio vivo, cui ben si può attingere per ricavarne fiducia nelle virtù degli italiani, nel loro senso del dovere comune e dell’unità, e nella forza degli ideali. Ed è patrimonio vivo quello del superamento di prove meno remote e già durissime, come il liberarci dalla dittatura fascista, il risollevarci dalla sconfitta e dalle distruzioni dell’ultima guerra, ricostruendo il paese e trovando l’intesa su una Costituzione animata da luminosi principi. No, nulla può oscurare il complessivo bilancio della profonda trasformazione, del decisivo avanzamento che l’Unità, la nascita dello Stato nazionale e la sua rinascita su basi democratiche hanno consentito all’Italia.

Di quel faticoso cammino è stato parte il ricercare e stabilire – come ha voluto sottolineare ancora di recente il Pontefice, indirizzandoci un pensiero augurale che sentitamente ricambio – “giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa”. Sono convinto che nelle nuove generazioni sia radicato il valore dell’unità nazionale, e insieme il valore dello Stato unitario come presidio irrinunciabile nell’era del mondo globale.

Uno Stato, peraltro, in via di ulteriore rinnovamento secondo un disegno di riforma già concretizzatosi nella legge sul federalismo fiscale. Sarà essenziale attuare quest’ultima in piena aderenza ai principi di “solidarietà e coesione sociale” cui è stata ancorata. Sarà essenziale operare su tutti i piani per sanare la storica ferita di quel divario tra Nord e Sud che si va facendo perfino più grave, mentre risulta obbiettivamente innegabile che una crescita più dinamica dell’economia e della società nazionale richiede uno sviluppo congiunto, basato sulla valorizzazione delle risorse disponibili in tutte le aree del paese.

Il futuro da costruire – guardando soprattutto all’universo giovanile – richiede un impegno generalizzato. Quell’universo è ben più vasto e vario del mondo studentesco. A tutti rivolgo ancora la più netta messa in guardia contro ogni cedimento alla tentazione fuorviante e perdente del ricorso alla violenza. In particolare, poi, invito ogni ragazza e ragazzo delle nostre Università a impegnarsi fino in fondo, a compiere ogni sforzo per massimizzare il valore della propria esperienza di studio, e li invito a rendersi protagonisti, con spirito critico e seria capacità propositiva, dell’indispensabile rinnovamento dell’istituzione Università e del suo concreto modo di funzionare.

Investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità. Che questa sia la strada giusta, ho potuto verificarlo in tante occasioni. Dall’incontro, nel gennaio scorso, con gli studenti di Reggio Calabria impegnati sul tema della legalità, a quello, in novembre, con i giovani volontari di Vicenza mobilitatisi per far fronte all’emergenza alluvione ; e via via potendo apprezzare realtà altamente significative. Penso ai giovani che con grandissima consapevolezza e abnegazione fanno la loro parte nelle missioni militari in aree di crisi : alle famiglie di quelli tra loro che sono caduti – purtroppo ancora oggi – e di tutti gli altri che compiono il loro dovere esponendosi a ogni rischio, desidero rinnovare stasera la mia, la nostra gratitudine e vicinanza. Penso ai giovani magistrati e ai giovani appartenenti alle forze di polizia, che contribuiscono in modo determinante al crescente successo nella lotta per liberare l’Italia da uno dei suoi gravi condizionamenti negativi, la presenza aggressiva e inquinante della criminalità organizzata.

Sì, possiamo ben aprirci la strada verso un futuro degno del grande patrimonio storico, universalmente riconosciuto, della Nazione italiana. Facciano tutti la loro parte : quanti hanno maggiori responsabilità – e ne debbono rispondere – nella politica e nelle istituzioni, nell’economia e nella società, ma in pari tempo ogni comunità, ogni cittadino.

Dovunque, anche a Napoli : lasciatemi rivolgere queste parole di incitamento a una città per la cui condizione attuale provo sofferenza come molti in Italia. Faccia anche a Napoli la sua parte ogni istituzione, ogni cittadino, nello spirito di un impegno comune, senza cedere al fatalismo e senza tirarsi indietro. Sentire l’Italia, volerla più unita e migliore, significa anche questo, sentire come proprio il travaglio di ogni sua parte, così come il travaglio di ogni sua generazione, dalle più anziane alle più giovani. A tutti, dunque, agli italiani e agli stranieri che sono tra noi condividendo doveri e speranze, il mio augurio affettuoso, il mio caloroso buon 2011.

Palazzo del Quirinale, 31/12/2010