apr 222016
 

lena gissiLascia esterrefatti la decisione del TAR Lazio, che ha fissato per il 19 maggio l’udienza in cui si pronuncerà sulle richieste di ammissione in via cautelare alle prove d’esame di molti ricorrenti che hanno impugnato la loro esclusione dal concorso per la docenza. Peccato che a quella data le prove saranno state in gran parte già effettuate, con danno irreparabile per i diretti interessati, che paradossalmente potrebbero vedere accolta la loro richiesta ma non potersene concretamente più avvalere. Un’autentica beffa si aggiungerebbe così al gravissimo danno subito.
A rendere ancor più inaccettabile la decisione del TAR è il fatto che risulti esattamente opposta a quella assunta per altre richieste analoghe, presentate da ricorrenti ai quali sarà invece consentito partecipare cautelarmente alle prove concorsuali. Ma c’è di più: sulle motivazioni di quei ricorsi, il TAR ha ritenuto di sollevare questione di legittimità costituzionale. Per questo risulta del tutto inspiegabile, oltre che intollerabile, la disparità di trattamento riservata ad altri ricorrenti che si trovano nella stessa identica situazione, ma saranno invece esclusi dalla partecipazione alle prove.
È lecito chiedersi che cosa possa aver determinato un così plateale capovolgimento di decisioni: pesa forse la preoccupazione che il Ministero non sia in grado di reggere organizzativamente un afflusso di ricorrenti considerato eccessivo? Se questa fosse la ragione, ci sarebbe da gridare ancor più allo scandalo, perché non è con una giustizia disuguale che si può rimediare a eventuali inefficienze o incapacità di un’amministrazione.
Si ponga subito rimedio a una situazione di così palese ingiustizia, non si può accettare che su casi identici vengano usati due pesi e due misure.

Roma, 21 aprile 2016

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

apr 222016
 

miur palazzoLa nota 1804 del 19 aprile 2016, con cui il Capo Dipartimento Istruzione fornisce indicazioni sulle procedure di attribuzione delbonus per la valorizzazione professionale dei docenti, delude le aspettative suscitate dal confronto che si è svolto in queste settimane col MIUR, dopo che nell’incontro del 16 marzo scorso le posizioni assunte da sindacati e Amministrazione erano apparse inconciliabili. In seguito si erano invece aperti spiragli per individuare modalità utili a favorire una gestione improntata alla condivisione dei percorsi e a un coinvolgimento di tutte le istanze partecipative della comunità scolastica, sia sul piano professionali che su quello delle relazioni sindacali.
Resta invece, nella nota 1804, solo un vago e generico accenno all’esigenza di attivare “un coinvolgimento della comunità scolastica nel suo complesso“: troppo poco per poter lasciare soddisfatto chi, come la Cisl Scuola, si è speso molto per rimuovere in premessa i tanti rischi di possibile conflitto e contenzioso nelle scuole.
Di fatto si è persa l’occasione di valorizzare forme di partecipazione che continuano a essere considerate come indebite ingerenze o elementi di freno ai processi di innovazione, quando in realtà sono fattori importanti per la costruzione di un “buon governo” delle istituzioni scolastiche nel segno di una comune assunzione di responsabilità da parte di ogni sua componente. A questa finalità sono ricondotte in modo esplicito, nell’art. 3 del contratto nazionale di lavoro, le stesse relazioni sindacali.
Presumere di poter prescindere da esse è il grave limite politico che anche in questa circostanza emerge nei comportamenti e nelle decisioni del MIUR, improntati a una sostanziale chiusura che non giova alle scuole e a chi le dirige, lasciato da solo a fare i conti con le ambiguità e le contraddizioni di norme così controverse.
Sulla nota del MIUR la Cisl Scuola ha diffuso insieme alle altre organizzazioni sindacali una nota unitaria di commento.

 

apr 222016
 


segreteria scuola ataNon sono certo queste le risposte che un ministero deve dare. Lascia sconcertati la fatica con cui si riconosce, nella nota MIUR 10073 del 14 aprile sulle supplenze ATA, quello che il buon senso darebbe per scontato, e che alcuni uffici scolastici avevano già riconosciuto come normale prassi da adottare: si può sostituire il personale che cessa per pensionamento, o per morte. A patto – e qui lo scrupolo del Ministero si fa quasi maniacale – che il pensionato, o il deceduto, fossero davvero utili e necessari al funzionamento del servizio, e pertanto il loro venir meno renda “irrimediabilmente compromesso il regolare funzionamento dell’istituzione scolastica”, e che la non sostituzione possa “configurare un’interruzione di pubblico servizio”. Le cause oggettive di tale impossibilità di funzionamento, conclude la nota, devono essere descritte dettagliatamente nel provvedimento con cui il dirigente scolastico eventualmente decidesse (verrebbe da aggiungere: con audacia e supremo sprezzo del pericolo) di nominare un supplente.
Quando si dice “dalle parole ai fatti”: Governo e Ministro non perdono occasione per magnificare quanto starebbero facendo per la scuola, ma i loro uffici sfornano note che sarebbero comiche, se non testimoniassero qual è il clima, talvolta di vera e propria intimidazione, in cui la scuola molto spesso si trova a vivere e governare la sua autonomia. Autonomia pomposamente declamata, ma costretta nei fatti a muoversi con scarsità di risorse e vincoli ai limiti dell’assurdo.
Sulle problematiche del personale ATA è stato inviato pochi giorni fa alla ministra Giannini un sollecito rispetto a una precedente richiesta di incontro urgente, alla quale non ha fatto seguito alcun riscontro, salvo la nota appena descritta, che resta dunque – al momento – l’unico prodotto dell’attenzione e del pensiero ministeriale su una materia così importante come la funzionalità delle scuole e dei loro uffici.
Ricordiamo che per il personale ATA, ad oggi, niente assunzioni, neanche un euro dalla “buona scuola”, divieto di sostituzione, informatizzazione dei servizi (da realizzarsi con i risparmi delle mancate supplenze) di cui non si vede traccia, mentre il nuovo programma per gli stipendi dei supplenti si è dimostrato talmente efficace che gli interessati aspettano dai tre ai quattro mesi, se non di più , per essere pagati.
Del personale ATAci si ricorda solo ora, quando serve per lo svolgimento dei concorsi: vigilanza alle prove, responsabilità affidate agli assistenti tecnici per la procedura di somministrazione delle prove computer based, compiti di segreteria nelle commissioni. Anche qui, senza alcuna garanzia di sostituzione del personale sottratto alle scuole, né di riconoscimento dei carichi di lavoro aggiuntivi.
Davvero sconcertante, e preoccupante: simili comportamenti rafforzano le ragioni della nostra protesta e della nostra mobilitazione, a partire dalla manifestazione del prossimo 28 aprile a Roma in piazza Montecitorio.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

apr 222016
 

La Cisl Scuola, insieme alle altre organizzazioni sindacali, ha inviato al Direttore Generale del Personale una richiesta di un incontro di informativa che affronti in particolare la natura dell’impegno aggiuntivo alle ordinarie attività d’istituto del personale scolastico coinvolto nelle operazioni di vigilanza, sorveglianza, assistenza tecnica, presidenza, coordinamento e in generale di gestione amministrativa della prova. Considerata la ristrettezza dei tempi che separano dall’effettuazione delle prove concorsuali, si è chiesto che l’incontro avvenga con la massima urgenza.

apr 092016
 

importante3Le operazioni di mobilità per l’anno 2016/17, dopo la definizione del Contratto Integrativo con i principali Sindacati del comparto scuola, prevedono due fasi distinte.
Nella prima fase (A dell’art 6 del CCNI) si effettueranno i trasferimenti dei docenti all’interno delle singole provincie, con la consueta mobilità da scuola a scuola.
Nella seconda fase (B, C e D dell’art. 6 del CCNI) si effettueranno i movimenti dei docenti tra provincie, con trasferimenti tra ambiti territoriali. Sarà questa la fase straordinaria di mobilità prevista dalla legge 107/15 su tutti i posti vacanti e disponibili e su tutto il territorio nazionale.

Il personale educativo ed A.T.A. effettuerà invece la mobilità secondo le regole consuete.

MODELLI DI DOMANDA

 

apr 082016
 

lena gissiFirmato il CCNI sulla mobilità, confermata in ogni sua parte l’ipotesi di accordo sottoscritta il 10 febbraio scorso. Tempi un po’ più lunghi rispetto alle attese, il che da più parti era stato letto come preludio a una bocciatura dell’accordo, non si capisce se temuta o auspicata. Il dubbio scaturisce dagli atteggiamenti ai limiti della schizofrenia che si sono registrati a partire dalla sottoscrizione dell’intesa di febbraio. Subito contestata in quanto “avallo sindacale” ai contenuti della legge 107, è stata successivamente giudicata, talvolta a opera degli stessi commentatori, del tutto insostenibile e destinata a cancellazione perché irrispettosa di quella stessa legge che prima si sosteneva avesse avallato.
Splendidi esempi di coerenza, serenità e linearità di giudizio, rispetto ai quali qualcuno dovrebbe, se non vergognarsi, provare almeno un briciolo di imbarazzo.
Per quanto ci riguarda salutiamo con soddisfazione la positiva conclusione dell’iter di verifica, al quale seguirà immediatamente l’avvio delle procedure applicative del contratto, sul quale ribadiamo il nostro giudizio ampiamente positivo. Non risolve, né avrebbe potuto farlo, tutti i limiti e gli errori di una legge da noi fortemente contestata, ma ne attenua in buona misura l’impatto, soprattutto salvaguardando quanto più possibile il mantenimento della titolarità su singolo istituto e non su ambito.
Per quanti a causa della legge 107 – e non delle intese sulla mobilità - si vedranno assegnare una titolarità di ambito, il contratto lascia aperta la via di una sequenza contrattuale nella quale puntiamo a ottenere garanzie di massima oggettività e trasparenza delle procedure di affidamento di incarico.
È in questo modo, rivendicando e praticando attivamente gli spazi di negoziato e contrattazione, che si tutela concretamente e non a parole chi lavora nella scuola: ancora una volta la nostra azione produce risultati utili a lavoratrici e lavoratori, che sanno di poter contare su di noi e che troveranno anche nelle prossime settimane, presso le nostre sedi, un efficace supporto nel misurarsi con procedure cariche di non poche novità.
Assistenza e consulenza sulle domande di mobilità, come già avvenuto per le assunzioni e per i concorsi, sono occasioni di impegno e fatica per le nostre strutture, ma anche una preziosa opportunità di dialogo, di confronto e di diretto contatto con le persone, i loro problemi e le loro attese.
Sono questi i presupposti essenziali di un’azione sindacale davvero efficace, di un modo di fare sindacato che contraddistingue da sempre l’identità e i comportamenti della nostra organizzazione.

Roma, 8 aprile 2016

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola

apr 082016
 

gissi e bernavaDopo la sottoscrizione dell’intesa all’ARAN sui nuovi comparti contrattuali, le Federazioni che organizzano all’interno della Cisl il lavoro pubblico (Cisl Scuola, Cisl-Fp, Cisl Università, Fir-Cisl, Fns-Cisl, Cisl Medici) hanno diffuso, insieme alla Confederazione, la seguente nota in cui esprimono soddisfazione per la conclusione di un confronto al cui buon esito la Cisl ha dato un contributo determinante.

Con la firma dell’ipotesi di CCNQ per la definizione dei comparti di contrattazione e delle relative aree per il triennio 2016-2018 sono state individuate le nuove regole per la creazione dei nuovi comparti ed aree di contrattazione nel pubblico impiego. Si completa, con questa intesa, la messa a punto del quadro di riferimento entro cui svolgere le trattative per i contratti del lavoro pubblico, fermi da ormai troppo tempo e al cui rinnovo chiediamo che si proceda immediatamente. Ora il Governo, non avendo più l’alibi delle nuove regole da definire, avvii le trattative e si impegni a rendere disponibili le risorse necessarie per rinnovi contrattuali che non possono certo rimanere costretti da quanto consentono gli stanziamenti irrisori previsti nella legge di stabilità. Solo dotandoli di adeguate risorse i contratti possono diventare anche strumento fondamentale di sostegno ai processi di innovazione in ogni settore delle pubbliche amministrazioni e del lavoro pubblico.

L’intesa sottoscritta all’ARAN prevede quattro comparti e quattro aree che aggregano rispettivamente i dipendenti e i dirigenti delle Funzioni Centrali, Funzioni Locali, Istruzione e ricerca, Sanità.

Nel comparto e nell’area dedicata alle Funzioni Centrali è prevista la confluenza, oltre che dei ministeriali e dei dipendenti degli EPNE, anche rispettivamente dei dipendenti e dei dirigenti delle agenzie fiscali.

Nell’area delle Funzioni Locali confluiranno anche il personale dirigente tecnico, professionale e amministrativo delle amministrazioni del comparto Sanità, nonché i segretari comunali e provinciali i quali, in base alla legge di riforma della P. A., diventeranno dirigenti apicali degli enti locali.

L’area della Sanità è composta, invece, dai dirigenti medici, veterinari e sanitari delle amministrazioni del comparto Sanità, ad eccezione dunque dei dirigenti PTA che, come detto, si aggregano all’area Funzioni Locali, ai quali si aggiungono, nel rispetto delle loro specificità, i dirigenti delle professioni sanitarie.

Nel comparto Istruzione confluiscono i lavoratori della scuola (personale docente, educativo, ATA), dell’Università e AFAM (comprese Aziende Ospedaliero-Universitarie) e della Ricerca (EPR-compreso il personale già destinatario del contratto ricerca). L’area dell’istruzione e della ricerca comprende i Dirigenti dell’Amministrazione del Comparto istruzione e ricerca.

L’articolazione dei nuovi CC.CC.NN.LL. prevede una parte comune, riferita agli istituti applicabili ai lavoratori di tutte le amministrazioni afferenti al comparto o all’area. l’Ipotesi di Accordo ha previsto idonei strumenti affinché la riduzione a 4 comparti e 4 aree non comporti un disperdersi delle professionalità e delle specificità del personale. Per disciplinare quei rapporti di lavoro o quelle specifiche professionalità che non siano pienamente o immediatamente uniformabili e che necessitano di una distinta, peculiare regolamentazione, è stata quindi prevista la creazione, in sede di contrattazione nazionale, di eventuali parti speciali o sezioni. Un percorso dunque che valorizza non solo la contrattazione nazionale, ma anche la contrattazione integrativa che dovrà riconoscere e valorizzare tali specificità.

Le Federazioni che organizzano all’interno della CISL i lavoratori del settore pubblico giudicano positivo e importante l’accordo raggiunto all’ARAN e, insieme alla Confederazione, si apprestano a rilanciare con forza l’iniziativa per ottenere dal Governo l’immediato avvio delle trattative per i rinnovi contrattuali.

Roma, 5 aprile 2016

Cisl, Cisl Scuola, Cisl-Fp, Cisl Università, Fir-Cisl, Fns-Cisl, Cisl Medici

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apr 082016
 

bernavaAl termine di un serrato confronto, protrattosi fino a notte inoltrata, è stato siglato all’ARAN l’accordo che ridefinisce numero e composizione dei “comparti contrattuali” del lavoro pubblico. Questi ultimi sono ridotti da undici a quattro, con una semplificazione delle regole della rappresentanza sindacale e della contrattazione.
Quello siglato con l’Aran è un buon accordo – commenta la segretaria generale CISL, Annamaria Furlan - voluto fortemente dai sindacati confederali. Adesso non c’è più alibi per il governo, che non ha nessuna giustificazione se ritarda ancora l’apertura del confronto per il rinnovo dei contratti. Le risorse attuali non bastano ha aggiunto la leader della Cisl - bisogna far ripartire la contrattazione di secondo livello e per questo possiamo trovare le risorse attraverso la lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione.
Anche il segretario confederale Cisl, Maurizio Bernava, definisce l’accordo sottoscritto questa notte “una pre-condizione per avviare i rinnovi contrattuali, un’ intesa che abbiamo voluto realizzare con tanta responsabilità e con la consapevolezza che bisognava semplificare il sistema della rappresentanza e della contrattazione nella P.A. Ora ci aspettiamo che il Governo apra il confronto sul rinnovo dei nuovi contratti, si impegni a trovare risorse aggiuntive per gli aumenti retributivi e definisca con il sindacato nuove relazioni per dare anche alla P.A. un sistema di relazioni sindacali innovativo ed un modello contrattuale più partecipativo. L’accordo - prosegue Bernava - evidenzia come la contrattazione rappresenti una leva indispensabile per facilitare la necessaria innovazione e modernizzazione della P.A. Arriva dopo 7 anni dalla cosiddetta Legge Brunetta, che di fatto ha bloccato e vincolato gli spazi negoziali in tutti i settori della P.A. Adesso il Governo si impegni a favorire il confronto sui contenuti dei decreti delegati della Legge Madia. La Cisl, inoltre, esprime soddisfazione per avere semplificato con l’accordo il meccanismo della rappresentanza senza, per questo, penalizzare le organizzazioni rappresentative che avevano partecipato alle ultime elezioni delle RSU”.
I comparti del pubblico impiego, ridotti da undici a quattro, saranno così articolati: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità, Istruzione e ricerca. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo comparto (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte).
La riduzione dei comparti determina anche la riduzione delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto previsto dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, a una parte “comune” potranno essere affiancate parti “speciali“.
Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti, è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ferma restando la soglia del 5% di deleghe e voti come requisito per vedersi riconosciuta la rappresentatività stessa.

apr 082016
 

gissiL’inclusione degli alunni migranti può essere veramente un’occasione di crescita, ma non può essere lasciata all’improvvisazione o ridotta solo all’adozione di provvedimenti emergenziali. Deve essere attuato un mix dinamico di interventi strutturali e di livello sistemico e, nello stesso tempo, deve essere valorizzata e sostenuta l’autonomia delle scuole, per poter offrire risposte ad hoc, modulate nei diversi contesti”. Così Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, nel suo intervento alla Conferenza delle organizzazioni affiliate all’Internazionale dell’Educazione, in corso a Roma (Crowne Plaza Hotel) il 4 e 5 aprile.
L’Italia, anche per la sua posizione geografica, si ritrova al centro di flussi migratori la cui consistenza è resa evidente da alcuni dati: sono 5.800.000, al 31 dicembre 2015, gli immigrati presenti in Italia, dei quali circa 404.000 irregolari. Nell’anno scolastico 2014/15 gli alunni di cittadinanza non italiana erano il 9,2% della popolazione scolastica (tra questi, il 51,7% è nato in Italia), con un arco di provenienze che pur concentrandosi prevalentemente in alcune aree arriva a comprendere 140 paesi diversi.
Ne deriva l’esigenza di interventi di supporto estremamente articolati e diversificati, in ragione delle differenze che non riguarda solo i tratti culturali ma persino “elementi essenziali di alfabetizzazione, dall’uso del segno alfabetico, sino all’orientamento della scrittura e della lettura”.
Fattori chiave di un’efficace strategia di accoglienza e inclusione si rivelano la precocità degli interventi, ma anche la sistematicità della loro organizzazione, cui deve però accompagnarsi una necessaria flessibilità. In questo senso un’opportunità potrebbe essere offerta dall’organico potenziato introdotto dalla legge 107 (ma pesa, con riferimento alla precocità di intervento, il fatto che ne sia esclusa la scuola dell’infanzia), o dall’istituzione di una classe di concorso per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda.
Di fondamentale importanza, inoltre, un coinvolgimento delle famiglie degli alunni sin dal momento della prima accoglienza, offrendo contestualmente l’insegnamento della lingua italiana anche ai familiari degli alunni. “Resta purtroppo molto forte la disparità nel tasso di abbandono scolastico tra alunni stranieri e italiani. Il tasso di abbandono degli alunni stranieri è più del doppio rispetto a quello degli alunni italiani (34,4% contro un 14,8%) – afferma Maddalena Gissi – Tuttavia sono i dati delle rilevazioni nazionali Invalsi a dirci che una considerevole riduzione del divario si osserva per gli stranieri di seconda generazione, che solitamente hanno frequentato interamente la scuola in Italia. Questo dimostra che il gap può essere recuperato e che vanno continuamente migliorati gli approcci per ottenere sempre migliori risultati”.

apr 082016
 

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione nella seduta odierna doveva provvedere

  • ad eleggere i presidenti delle cinque Commissioni “permanenti” di lavoro
  • ad esprimere il parere urgente sullo schema di decreto emendativo del DM 96/2016 (“requisiti dei componenti delle commissioni del concorso per l’accesso ai ruoli del personale docente”)

Questi i cinque presidenti eletti dalle rispettive Commissioni:

  • Governance” – Cristina Giachi
  • Valutazione” – Roberta Fanfarillo
  • Politiche del personale della scuola” – Giuseppe Bagni
  • Sistema di istruzione e formazione” – Laura Bigelli
  • Inclusione e diritto allo studio” – Rosa Mongillo

                                                                                                    * * *

La proposta di emendamento al DM 96/2016 si è resa necessaria per sopperire alla mancanza di personale dell’amministrazione scolastica centrale o periferica da assegnare come segretario alle commissioni giudicatrici del “concorso docenti”. Con la modifica al decreto si include anche il personale amministrativo delle istituzioni scolastiche tra il personale che potrà essere scelto per tale delicato compito.

Il CSPI, pur riconoscendo rispondente al pubblico interesse garantire la piena funzionalità delle commissioni, ha espresso forte preoccupazione e perplessità “rispetto all’utilizzo in tale mansione del suddetto personale ATA, i cui carichi di lavoro sono risultati fortemente accresciuti anche per effetto delle recenti modifiche normative e in presenza dei provvedimenti restrittivi in materia di sostituzione di detto personale disposti dalle ultime leggi di stabilità”.

Il Consiglio, pertanto, segnalando anche che la funzione di segretario delle Commissioni giudicatrici dovrebbe essere svolta in assenza dell’esonero dal servizio e in una fase estremamente delicata quale è quella dei mesi conclusivi dell’anno scolastico, ha espresso all’unanimità parere positivo “a condizione che il personale ATA appartenente al Comparto Scuola eventualmente utilizzato, prioritariamente su base volontaria, nelle Commissioni giudicatrici di cui in premessa, sia sostituito tramite conferimento di supplenza per tutto il periodo della durata dell’impegno nelle operazioni concorsuali in parola”.

Nel parere espresso, il Consiglio ha inoltre invitato il Ministro “ad attivare tutti i provvedimenti necessari per superare in particolare le misure contenute nella legge di stabilità 190/2014 (impossibilità di sostituzione del personale assente; taglio degli organici), ultima e diretta causa della grave situazione di sofferenza in cui si trovano ad operare gli uffici amministrativi delle istituzioni scolasticheCiò al fine di ripristinare quelle fondamentali condizioni organizzative della struttura amministrativa della scuola dell’autonomia, indispensabili per assicurare il buon funzionamento delle istituzioni scolastiche e il giusto riconoscimento della dignità professionale dei suoi operatori“.

apr 082016
 

PersonaleATACisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola e Snals Confsal hanno inviato in data odierna un sollecito unitario al MIUR (Ministro, Sottosegretario, Uff. Gabinetto) circa la richiesta di incontro sulle gravi problematiche riguardanti il personale Amministrativo, Tecnico e Ausiliario della Scuola, a partire dall’intollerabile ritardo accumulato sulle immissioni in ruolo – previste dal piano triennale di assunzioni – e sulla trasformazione delle supplenze sui posti disponibili al 31 agosto.

La funzionalità delle scuole deve essere sostenuta dalla stabilità e dalla continuità professionale di coloro che ogni giorno operano in una comunità educativa. Per garantire tale livello di servizio ed i diritti dei lavoratori interessati Cisl Scuola, Flc Cgil, Uil Scuola e Snals Confsal ritengono necessario avviare un confronto specifico con l’Amministrazione sulle seguenti questioni aperte:

  • l’istituzione dell’organico funzionale;
  • la revisione delle norme che tagliano gli organici, limitano le supplenze brevi e congelano il turn over in relazione al passaggio del personale soprannumerario delle province;
  • l’estensione della figura di Assistente Tecnico nelle scuole del primo ciclo;
  • il superamento dell’esternalizzazione dei servizi ausiliari, tecnici e amministrativi nella scuola;
  • l’indizione del bando per i concorsi ordinario e riservato al profilo di Dsga;
  •  l’emanazione dell’atto d’indirizzo per l’estensione dell’indennità mensile prevista per i Dsga che coprono posti assegnati in comune con più istituzioni scolastiche (art. 2, commi 1 e 4, CCNL 14.11.2014);
  • la ripresa dei processi di mobilità professionale interna;
  • il superamento delle disfunzioni croniche del sistema informativo Sidi;
  • la revisione del regolamento sulle supplenze.