dic 052013
 

ocse-pisa2012_03La fotografia non è molto bella, ma il film ci dà qualche soddisfazione in più. Questa la metafora cui si è fatto ricorso aprendo la presentazione dei dati OCSE PISA 2012, che vedono l’Italia ancora in ritardo rispetto ai valori medi di riferimento, ma segnalano anche significativi miglioramenti nel lasso di tempo che va dal 2003 a oggi.
Nel periodo considerato, infatti, il nostro Paese risulta fra quelli che hanno compiuto i maggiori progressi. Quanto appena detto, tuttavia, riguarda unicamente l’ambito della matematica e delle scienze, perché per quanto concerne la lettura il posizionamento dell’Italia, su un livello più basso della media, non ha fatto registrare variazioni rispetto ai valori del 2000. Neanche il film, insomma, riscatta la mediocrità della fotografia, in questo caso.
Com’era facilmente prevedibile, la disaggregazione dei dati nazionali porta alla luce notevoli differenze di performance tra regione e regione, con picchi di eccellenza paragonabili ai migliori livelli mondiali e le persistenti criticità localizzate prevalentemente in realtà del centro-sud.
Altro dato da tenere in attenta considerazione è il cosiddetto gender gap, la diversità dei risultati ottenuti da maschi e femmine, con quest’ultime in vantaggio di 38 punti sul versante della lettura (in linea con la media OCSE, che è di 39), ma superate dai loro coetanei in matematica, con uno scarto di 18 punti, nettamente più alto degli 11 che rappresentano la media OCSE. Sostanziale pareggio, invece, tra maschi e femmine nelle competenze in scienze.
Tra i dati di contesto, si conferma quello che vede l’Italia condividere con Messico e Islanda il triste primato negativo del decremento di spesa destinata all’istruzione (-8%) nel periodo 2001-2010. Tutti gli altri paesi dell’OCSE hanno invece aumentato il volume di investimento. Ne deriva che il merito dei progressi fatti registrare dai nostri alunni, mentre è già partita la corsa ad intestarselo da parte di esponenti politici di diverso segno, appartiene senza dubbio al lavoro delle scuole, in condizioni che nel frattempo si sono notevolmente appesantite. A conferma del valore di una risorsa su cui far leva, diversamente da quanto accaduto per troppo tempo.
L’analisi dei dati evidenzia inoltre come il miglioramento dei risultati scolastici sia avvenuto salvaguardando il principio di equità del sistema di istruzione; lo attesta il fatto che l’incidenza delle differenze di status socioeconomico nella variabilità dei risultati si presenta meno alta (10%) rispetto alla media OCSE (15%). Buona anche la percentuale degli studenti cosiddetti resilienti, capaci cioè di superare gli svantaggi socioeconomici di partenza raggiungendo i più alti livelli di competenza (6,5%, con un aumento dell’ 1,7% rispetto al 2003).

A presentare i dati dell’indagine, nella Sala della Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, sono stati la ricercatrice OCSE Francesca Borgonovi e il presidente dell’INVALSI, Paolo Sestito. Alle loro comunicazioni è seguito un intervento del sottosegretario Rossi Doria in rappresentanza della ministra Carrozza, impegnata a Bruxelles, della quale è stato trasmesso un video messaggio in apertura dell’incontro.

In allegato la scheda OCSE “Nota Paese” che riporta le principali conclusioni relative all’Italia e la sintesi dei risultati a cura dell’INVALSI.

Il testo integrale del rapporto è consultabile e scaricabile sul sito web dell’INVALSI.