nov 132014
 

Francesco-Scrima_imagelargeLa proclamazione, da parte della sola CGIL, di uno sciopero generale per il giorno 5 dicembre è intervenuta nel momento in cui erano in corso, da parte della CISL Scuola, contatti con tutte le altre sigle sindacali di categoria firmatarie del CCNL (Flc Cgil, Uil Scuola, Snals e Gilda) per procedere all’avvio delle procedure (proclamazione dello stato di agitazione, richiesta di tentativo di conciliazione) prescritte dalla legge come atti preliminari obbligatori prima della proclamazione dello sciopero e della relativa data di svolgimento. Analogamente e nello stesso tempo si stavano attivando i contatti fra le altre federazioni del lavoro pubblico.
Il percorso delineato si sviluppava in piena coerenza con la mobilitazione sfociata nella manifestazione dell’8 novembre, per chiedere il rinnovo del contratto, previo stanziamento delle risorse necessarie nella legge di stabilità. Per il nostro comparto, i contatti in corso erano anche serviti a estendere l’arco delle sigle (Flc CGIL compresa) promotrici della mobilitazione, facendo sì che vi prendessero parte anche quelle organizzazioni (Snals e Gilda) non coinvolte nell’iniziativa dell’8 novembre.
D’intesa con tutte le altre sigle, si era pertanto convenuto che la proclamazione dello stato di agitazione – finalizzata a proclamare unitariamente lo sciopero con l’obiettivo del rinnovo contrattuale – avvenisse al termine dell’incontro in programma con la ministra Giannini nella serata di mercoledì 12 novembre.
Nella giornata di ieri, 12 novembre, due fatti sono intervenuti a modificare sostanzialmente il quadro di riferimento: il primo è la proclamazione di uno sciopero generale da parte della sola CGIL su obiettivi che vanno ben al di là di quelli al centro della mobilitazione del lavoro pubblico. Questi ultimi diventano di fatto residuali in uno sciopero che investe complessivamente le politiche del governo, con particolare sottolineatura delle tematiche legate al cosiddetto job act, non senza elementi di possibile confusione fra il piano dell’azione sindacale e quello delle dinamiche politiche. Il secondo fatto è la convocazione dei sindacati per il giorno 17 a palazzo Chigi, quindi al massimo livello politico di confronto col Governo.
Tale convocazione, che consideriamo un primo significativo effetto della pressione esercitata dalla mobilitazione del lavoro pubblico, ci impone oggi di attendere gli esiti dell’incontro prima di dare formale avvio a procedure che ci porteranno, in assenza di credibili risposte da parte del Governo, alla proclamazione dello sciopero con tutte le altre sigle sindacali su un preciso obiettivo: ottenere risorse per rinnovare il contratto.
La proclamazione dello sciopero della CGIL per il 5 dicembre ci sottrae però nel frattempo la possibilità di fissare in tempi ravvicinati una nostra azione di sciopero, costringendoci a individuare una data che non potrà essere precedente il 15 dicembre, essendo di per sé evidente l’impossibilità nostra e di tutte le altre organizzazioni di “confluire” su un’azione indetta dalla CGIL con modalità e su obiettivi che nulla hanno a che vedere con le ragioni della nostra mobilitazione.
Si conferma dunque per la CISL Scuola, e verrà seguito con le tappe sopra indicate, un percorso di mobilitazione – coerente con la piattaforma dell’8 novembre e in piena sintonia con le posizioni espresse dalla segretaria generale Annamaria Furlan nel suo intervento a piazza del Popolo – finalizzato a costruire ampia unità per dare forte visibilità alle problematiche del comparto.
Le vicende sopra descritte evidenziano ancora una volta comportamenti a dir poco discutibili da parte della CGIL, sia per il tentativo di appropriarsi indebitamente di una manifestazione unitaria al cui successo la CISL ha dato un contribuito determinante, sia per aver impedito, con le sue decisioni, che si potesse concretizzare l’ipotesi di uno sciopero largamente unitario del comparto scuola alla quale le federazioni di categoria stavano lavorando.
LA SEGRETERIA NAZIONALE