apr 082016
 

bernavaAl termine di un serrato confronto, protrattosi fino a notte inoltrata, è stato siglato all’ARAN l’accordo che ridefinisce numero e composizione dei “comparti contrattuali” del lavoro pubblico. Questi ultimi sono ridotti da undici a quattro, con una semplificazione delle regole della rappresentanza sindacale e della contrattazione.
Quello siglato con l’Aran è un buon accordo – commenta la segretaria generale CISL, Annamaria Furlan - voluto fortemente dai sindacati confederali. Adesso non c’è più alibi per il governo, che non ha nessuna giustificazione se ritarda ancora l’apertura del confronto per il rinnovo dei contratti. Le risorse attuali non bastano ha aggiunto la leader della Cisl - bisogna far ripartire la contrattazione di secondo livello e per questo possiamo trovare le risorse attraverso la lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione.
Anche il segretario confederale Cisl, Maurizio Bernava, definisce l’accordo sottoscritto questa notte “una pre-condizione per avviare i rinnovi contrattuali, un’ intesa che abbiamo voluto realizzare con tanta responsabilità e con la consapevolezza che bisognava semplificare il sistema della rappresentanza e della contrattazione nella P.A. Ora ci aspettiamo che il Governo apra il confronto sul rinnovo dei nuovi contratti, si impegni a trovare risorse aggiuntive per gli aumenti retributivi e definisca con il sindacato nuove relazioni per dare anche alla P.A. un sistema di relazioni sindacali innovativo ed un modello contrattuale più partecipativo. L’accordo - prosegue Bernava - evidenzia come la contrattazione rappresenti una leva indispensabile per facilitare la necessaria innovazione e modernizzazione della P.A. Arriva dopo 7 anni dalla cosiddetta Legge Brunetta, che di fatto ha bloccato e vincolato gli spazi negoziali in tutti i settori della P.A. Adesso il Governo si impegni a favorire il confronto sui contenuti dei decreti delegati della Legge Madia. La Cisl, inoltre, esprime soddisfazione per avere semplificato con l’accordo il meccanismo della rappresentanza senza, per questo, penalizzare le organizzazioni rappresentative che avevano partecipato alle ultime elezioni delle RSU”.
I comparti del pubblico impiego, ridotti da undici a quattro, saranno così articolati: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità, Istruzione e ricerca. Le operazioni di accorpamento hanno riguardato il primo comparto (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e l’ultimo (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte).
La riduzione dei comparti determina anche la riduzione delle aree dirigenziali, sempre a quattro, seguendo quanto previsto dalla legge Brunetta e rimasto finora solo su carta. Per salvaguardare specifiche professionalità all’interno dei comparti, a una parte “comune” potranno essere affiancate parti “speciali“.
Quanto alla rappresentatività sindacale all’interno dei nuovi comparti, è prevista una fase transitoria, che fa salve le ultime elezioni delle Rsu, ferma restando la soglia del 5% di deleghe e voti come requisito per vedersi riconosciuta la rappresentatività stessa.