feb 012017
 

lena gissiÈ troppo chiedere a un giornalista della caratura di Gian Antonio Stella qualcosa di più della semplice declinazione in chiave (anti)sindacale del classico “piove governo ladro”? Avanti di questo passo, ci attendiamo di essere incolpati anche delle sempre più frequenti anomalie climatiche.
Rispetto al problema da lui posto in evidenza oggi sul Corriere della Sera, l’utilizzo improprio della legge 104, non vi è alcuna sordità del sindacato, non fosse altro perché i primi a lamentarsene sono coloro che da comportamenti anomali e abusi di quel genere finiscono per essere in prima persona penalizzati, cioè altri lavoratori dello stesso settore in cui il sindacato opera e che non avrebbe proprio alcun interesse a ignorare o trascurare.
La verità è che quando si tratta di dare applicazione a una norma di legge, il sindacato non ha (purtroppo o per fortuna, decida lui) molto spazio per intervenire. Tutte le volte che ci ha provato, tentando di porre argine ai possibili abusi nelle tutele garantite dalla legge 104 (che resta comunque una norma di civiltà), ha dovuto ripiegare, perché ogni limitazione per via contrattuale di quanto la norma prevede è fatalmente destinata a soccombere in sede di contenzioso. Poiché inoltre non è certo il sindacato a rilasciare le certificazioni che attestano l’esistenza dei requisiti di accesso ai benefici della 104, perché gli strali non vengono lanciati nella direzione giusta, indirizzandoli cioè alle strutture del sistema sanitario preposte ad accertare le situazione di disabilità? Forse perché prendersela col sindacato fa oggi più tendenza, e garantisce più audience?
Diamo piena e totale disponibilità al dott. Stella per fare insieme una verifica su quali e quante opportunità si rendano disponibili al fine di disciplinare, attraverso la contrattazione, l’applicazione della legge 104 e il contrasto ai suoi eventuali abusi. Nel frattempo lo invitiamo anche a prendere visione direttamente, e non per sentito dire, del lavoro che ogni giorno si svolge in una sede territoriale del sindacato: si renderà così conto, fra l’altro, che in quella domanda (“Ce l’hai la 104?”) con cui chiude il suo pezzo non c’è assolutamente alcuna connivenza né incitazione, esplicita o implicita, agli utilizzi impropri delle norme di legge. Era proprio necessaria questa punta malcelata di gratuita malizia, che ferisce ingiustamente la serietà, l’onestà e il generoso impegno speso da tanti operatori sindacali ogni giorno in ogni parte d’Italia?