giu 082017
 

maddalena-gissiSul n. 45 del 5 giugno 2017 di Scuola7, rivista settimanale on line edita da Tecnodid, viene pubblicata un’intervista a Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, che di seguito riportiamo.

Incontriamo Maddalena Gissi subito dopo la conclusione del consiglio generale che, riunitosi al termine dei lavori del 6° congresso nazionale (Castellaneta – TA, 29 maggio – 1 giugno 2017), l’ha confermata a pieni voti come segretaria generale della Cisl Scuola. Una conferma prevista e che riguarda anche l’intera segreteria, i cui componenti sono stati tutti rieletti insieme alla Gissi. (A.C.)

Alla segretaria chiediamo anzitutto di dirci, a caldo, le sue impressioni sul congresso che ha per la prima volta affrontato come segretaria generale.
Sono molto soddisfatta di come questo congresso si è svolto, prima ancora che della mia riconferma, della quale mi sento naturalmente onorata. Abbiamo fatto un congresso che non si è lasciato schiacciare dai tanti problemi del presente, ma ha voluto guardare il più possibile in avanti, verso un futuro denso di incognite ma del quale vogliamo essere protagonisti, nella scuola e, come sindacato confederale, nella società. A partire dalla piena assunzione, tra le nostre priorità, di temi come l’ambiente e il lavoro, certo non circoscritti a una dimensione categoriale. Ma anche per quanto riguarda in modo specifico il nostro settore, abbiamo voluto guardare in avanti senza ripiegarci sulle emergenze del presente, che siamo pronti comunque ad affrontare. Grazie anche ai contributi portati al nostro dibattito da personalità di prestigio come Luigina Mortari, Eraldo Affinati e Luigino Bruni, abbiamo ragionato di possibili percorsi verso scenari diversi che vorremmo caratterizzassero il nostro domani, il domani delle giovani generazioni. Per dirla con un bellissimo titolo di Affinati, ci siamo chiesti come poter coltivare e realizzare il sogno di un’altra scuola, di un’altra economia, di un’altra società.

Col presente tuttavia non potete smettere di fare i conti…
Non c’è dubbio. Non solo perché non ce lo possiamo permettere, ma soprattutto perché non appartiene alla nostra cultura sfilarci dai problemi, lasciare che siano altri a risolverli. Stiamo sul pezzo, ogni giorno e a tutti i livelli: le nostre sedi sono il luogo in cui ogni giorno viviamo in presa diretta i problemi della scuola e di chi ci lavora. Il presente, attentamente considerato nella relazione, nel dibattito e nella mozione conclusiva dei nostri lavori, vuol dire oggi prima di tutto contratto, poi operatività delle deleghe attuative della 107, reclutamento, pensioni. Temi sui quali siamo più che mai determinati a riprendere un’iniziativa che per la verità non si è mai interrotta.

Ci dica qualcosa di più sulle deleghe.
Le deleghe sono attuative di una legge, la 107, i cui limiti e difetti si riflettono inevitabilmente sulla decretazione secondaria. Noi abbiamo cercato in ogni modo, nel percorso di acquisizione dei pareri sui testi licenziati in prima lettura, di incidere sulla stesura definitiva chiedendo e ottenendo anche significative modifiche. In particolare su quella per il reclutamento dei docenti abbiamo svolto un pressing intenso che ha prodotto l’individuazione di una fase transitoria grazie alla quale abbiamo evitato che per molti precari si chiudesse definitivamente la porta di una possibile stabilizzazione. Rischio oggi evitato, anche se non va dimenticato che stiamo parlando solo della secondaria: restano fuori dal ragionamento infanzia e primaria. Non per colpa della delega, costretta a muoversi nel solco tracciato dalla legge. Ma il problema resta e andranno trovate soluzioni. Del resto da sempre sosteniamo che la legge 107 possa e debba essere, laddove necessario, oggetto di modifiche e correzioni, che non smetteremo certo di rivendicare.

Sul contratto che cosa pensate di fare? 
Siamo convinti che tutti i presupposti per aprire le trattative ci siano, chiediamo che si vada subito all’emanazione degli atti di indirizzo. Il quadro delle risorse economiche è da tempo definito, sul versante cosiddetto normativo l’accordo del 30 novembre 2016 ha posto le premesse per riportare alla sede opportuna, quella negoziale, tutte le materie che investono la gestione del rapporto di lavoro. Noi siamo pronti a confrontarci da subito. Certo l’accelerazione dei tempi di un possibile ritorno alle urne non ci rende felici per i riflessi che l’instabilità politica potrebbe avere sul negoziato. In ogni caso nel confronto la parte pubblica è rappresentata dall’ARAN, quindi se gli atti di indirizzo sono definiti poi la trattativa può procedere e andare a conclusione. Abbiamo parlato prima del presente; questo ne è certamente uno degli aspetti di maggior rilievo.

Ci dica qualcosa anche sulle pensioni. C’è qualche possibilità in più con la cosiddetta APE per chi lavora nella scuola? 
L’anticipo con i meccanismi dell’APE, e ci voleva poco a immaginarlo, per i costi che comporta non trova un riscontro oceanico. Un po’ diverso può essere il discorso se parliamo dell’APE sociale, che quantomeno riconosce a una parte della categoria le condizioni di particolare gravosità in cui viene svolto il lavoro e permette di uscire anticipatamente senza penalizzazioni. Mi riferisco a chi insegna nella scuola dell’infanzia e a chi ha seri problemi di salute. La questione è ora sostanzialmente legata alla tempistica di procedure di uscita che sicuramente non collimeranno con le ordinarie scadenze in base alle quali normalmente avviene l’uscita dal servizio del personale scolastico. Certo non potranno essere gli interessati all’APE a farne le spese, avendo diritto a lasciare il lavoro in qualsiasi momento. Resta più in generale il problema della gravosità che comporta, per chi lavora nella scuola a qualunque grado del sistema, la necessità di una permanenza in servizio che si è via via allungata in modo preoccupante. Occorrerà trovare, in sede contrattuale, soluzioni che consentano di attenuare un peso che potrebbe in molti casi rivelarsi difficilmente sostenibile.

(Intervista a cura di Antonio Crusco)

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