Giovedì 12 febbraio si è tenuto al Ministero dell’istruzione e del merito un incontro riguardo alle novità previste per gli istituti tecnici dal Decreto-legge 144/2022 (articoli 26 e 26-bis) legate agli obiettivi PNRR della Missione 4, Componente 1, Riforma 1.1. Sulla materia è poi intervenuto il Decreto-legge 45/2025, che ha previsto l’entrata in vigore della riforma a partire dall’anno scolastico 2026/27 e ha individuato sia il PECUP che il curricolo dei nuovi percorsi di istruzione tecnica. L’Amministrazione ha sottolineato come l’obiettivo della riforma sia quello di aumentare l’attrattività degli istituti tecnici (considerato che attualmente, in attesa di conoscere le scelte effettuate per il prossimo anno scolastico, le iscrizioni ai tecnici riguardano circa il 30/31% degli studenti) senza tuttavia stravolgere l’impianto preesistente. Di conseguenza, non sono cambiati i settori, che restano due (“Amministrazione, finanza e marketing” e “Tecnologico-ambientale”); anche gli indirizzi rimangono quelli preesistenti (2 per il primo settore e 9 per il secondo). L’Amministrazione ha informato le organizzazioni sindacali che, per completare il quadro, mancano ancora due passaggi: l’emanazione delle Linee Guida e la declinazione degli ambiti disciplinari nelle correlate classi di concorso. Le Linee guida saranno emanate in tempi molto ristretti e, a differenza di ciò che è avvenuto in passato con gli istituti professionali (quando le stesse erano state previste in due tempi: prima il biennio e poi il triennio), riguarderanno tutto il percorso quinquennale. Le classi di concorso nelle quali verranno declinati gli ambiti disciplinari rimarranno, a grandi linee, quelle già presenti negli attuali percorsi di istruzione tecnica. Le compresenze saranno distribuite su tutto il percorso quinquennale. La riforma prevede un’area di istruzione generale nazionale (comune per tutti i settori e per tutti gli indirizzi) che comprende gli ambiti linguistico, matematico, storico-geografico, giuridico-economico, le scienze motorie e la religione cattolica e un’area di indirizzo flessibile, cui afferiscono gli ambiti relativi alle scienze sperimentali, agli elementi di base dell’indirizzo, agli elementi caratterizzanti l’indirizzo). È prevista una quota del curricolo a disposizione della scuola, più contenuta nel 1° biennio (132 ore), rinforzata nel 2° biennio (198 ore) e molto accentuata nel quinto anno (231 ore). L’orario settimanale prevederà, fatti salvi alcuni indirizzi, un impegno di 32 ore per i primi due bienni e di 30 ore per l’anno conclusivo. A partire dall’anno scolastico 2027/28 si prevede, in via sperimentale e ai sensi dell’art.11 del regolamento sull’autonomia scolastica, che i percorsi di secondo livello potranno essere erogati anche dai CPIA qualora non siano già erogati in rete dalle istituzioni scolastiche di secondo grado o siano erogati in misura non sufficiente rispetto alle richieste dell’utenza e del territorio di riferimento. La CISL Scuola ha osservato che, tenuto conto degli ambiziosi obiettivi della riforma, il decreto ministeriale sarà emanato quando le iscrizioni per il prossimo anno scolastico saranno concluse. Sarebbe sicuramente stato auspicabile un maggior tempo a disposizione delle scuole per permettere alle stesse una predisposizione della propria offerta formativa coerente con le novità ordinamentali. Inoltre, in tutto il decreto, più volte viene richiamata l’esigenza che la riforma avvenga senza ulteriori oneri: non si vede come tale previsione possa consentire, per esempio, alle scuole di contrattualizzare docenti madre-lingua per sostenere il processo di internazionalizzazione. La CISL Scuola ha evidenziato come sia impossibile, senza ancora disporre della declinazione degli ambiti disciplinari in classi di concorso, valutare l’impatto della riforma sui possibili (e probabili) futuri perdenti posto. Ma già un esame condotto dalla CISL Scuola sugli ambiti disciplinari evidenzia come alcune discipline potrebbero essere penalizzate se le scuole non decidessero di intervenire con la quota del curricolo a loro disposizione per limitare la perdita di posti. La CISL Scuola ha inoltre evidenziato come la riforma preveda l’applicazione della metodologia per competenze: soluzione, questa, che necessita di un periodo di formazione e di sperimentazione per i docenti. Infine, proprio riguardo alla formazione, la CISL Scuola ha osservato come non venga mai fatto un riferimento al CCNL di comparto, che ne disciplina le forme e la retribuzione. A conclusione dell’incontro la CISL Scuola, relativamente alle novità introdotte per i CPIA, ha richiesto l’attivazione di un tavolo che abbia a specifico oggetto l’educazione degli adulti. In chiusura dell’incontro, l’Amministrazione ha informato le organizzazioni sindacali che, probabilmente già nella prossima settimana, verrà calendarizzato un incontro con oggetto l’individuazione delle diverse classi di concorso dei nuovi percorsi tecnici.